Federazione PS Bari :Esecutivo Provinciale .








La Segreteria Provinciale della Federazione del Partito Socialista di Bari

convoca

il DIRETTIVO PROVINCIALE

per il giorno lunedì ,20 Luglio

alle ore 17, 00

presso
l'Hotel Excelsior

via Giulio Petroni , 15 -Bari-

GOVERNANCE LOCALE :CERTEZZE DEMOCRATICHE O RISCHI DI ARBITRIO.


di Gianvito Mastroleo



La stagione politica contemporanea ritiene di poter fare a meno delle idee e delle culture, fra le altre, il socialismo riformista, cui per circa un secolo si è affidata, e con successo. la crescita e lo sviluppo della società italiana.


Fra l’altro si è completamente smesso di discutere, di studiare il tema delle Riforme istituzionali, il terreno sul quale si è misurato con particolare successo il riformismo italiano fra gli anni ’70 e ’80, con il non secondario, anzi il determinante apporto dei socialisti, la cui iniziativa per la Grande riforma Istituzionale, patrocinata da Craxi e dal gruppo dirigente che lo affiancava, fu pervicacemente ostacolata dall’opposizione, con la complicità di settori della stessa maggioranza di governo.


Eppure, con quel tema ancora oggi la contemporaneità politica deve fare i conti, chiamando il riformismo a svolgere il suo ruolo: nella fase del passaggio dalla liberal-democrazia moderna, a quella che va sotto il nome di post-democrazia, un sistema – per riprendere le tesi esposte di recente da Massimo Salvadori nel suo lavoro Democrazie senza democrazia Laterza 2009) – che interpreta il riformismo (che pure invoca) più come approccio pragmatico alla quotidianità, addirittura solo semantico. ai mutamenti, piuttosto che nella sua vera accezione di prassi di progresso non identificabile con il moderatismo.


Il nostro paese, non diversamente, ma certamente più di altri paesi europei, vive la fase di ridefinizione del suo modello democratico: e non solo nelle agenzie nazionali, Parlamento e Governo, Magistratura, grandi apparati dell’amministrazione pubblica, ma anche nel sistema di governo locale, là dove si percepisce con maggiore visibilità, essendo più prossimo e immediato, il rapporto tra cittadino e potere, dove il nesso tra domanda e offerta, tra bisogno individuale e risposta pubblica dovrebbe essere più immediato, talvolta drammaticamente più urgente, diversamente da quanto non sia tra cittadino elettore e suoi rappresentanti nelle istituzioni parlamentari.


La riforma in senso democratico dell’ordinamento locale, tradotta nella legge del 1990 che superava, la legislazione ereditata dalla destra liberale o fascista (Leggi rispettivamente del 1914 e 1934 su Comuni e Province), in attuazione sia pure ritardata del patto costituzionale antifascista, si deve alla cultura del riformismo democratico italiano (cattolico e socialista in particolare) che fu il risultato di anni di studi e di elaborazione di studiosi, dirigenti politici, parlamentari e governanti riformisti.


Un lavoro complesso e lungo di anni nei quali maturò la nuova cultura coerente con il moderno sistema liberal-democratico che ha presieduto il Paese fino ai primi anni ’90.


Fino al tempo, cioè, nel quale un grande terremoto politico sovvertì il sistema e nel quale le spinte dell’antipolitica e dell’emergenza r presiedettero la maggior parte delle decisioni adottate anche nelle sedi parlamentari che una volta distrutto l’incubatore, confliggevano con la cultura che aveva ispirato principi generali e istituti destinati ad essere sperimentati, e poi attuati, in quello stesso ambiente culturale e politico.


Un sistema liberal-democratico moderno poggia sull’equilibrio di alcuni fattori congiunti, il più incidente dei quali la democrazia dei partiti, una volta che questi, in particolare quelli si sinistra, avevano subito il processo definito della loro «parlamentarizzazione»: «i partiti con le loro basi elettorali, i comizi, i congressi, i comitati centrali, le correnti interne ufficializzate, la competizione dei dirigenti per conquistare e mantenere legittimazione e consenso, con i loro parlamentari e gli organi di governo costituivano lo snodo essenziale della vita democratica del paese».


La parlamentarizzazione dei partiti configurò la democrazia italiana come «democrazia dei partiti».


Questo consentì che alcuni istituti della governance locale fossero concepiti come destinati ad essere introdotti in quel sistema di moderna liberal-democrazia, la cui garanzia di democraticità era assicurata, appunto, dalla vicinanza tra il sistema elettivo e la vitalità e il ruolo dei partiti, fattori che si sostenevano in sinergia.


In questo clima culturale il sistema di governance locale affidò la sua ulteriore evoluzione all’elezione diretta dei Sindaci e dei Presidenti, con il connesso sistema di prerogative che oggi appaiono del tutto personali, ma la cui garanzia di essere strumento di democrazia era che avrebbero dovuto essere attuate mentre era in vigore la mediazione e il consenso attraverso i partiti.


Beninteso Partiti normali, democratici, non quelli oligarchici o deviati dal loro ruolo.


Gli anni ’92-’94, uno dei momenti più drammatici della storia d’Italia, con la furia iconoclasta in particolare verso i partiti che, invece, la costituzione repubblicana aveva definito come centro della mediazione sociale, essenziali per una democrazia moderna e liberale, ne sconvolsero il normale funzionamento e avviarono la stagione della legislazione di emergenza, anche dietro la spinta referendaria: alcune riforme, fra le quali l’elezione diretta dei sindaci e il connesso sistema di poteri loro assegnati, furono accelerate, sicché uno strumento destinato alla democrazia liberale ha avuto applicazione in un contenitore democratico del tutto diverso.


La crisi della prima metà degli anni ’90, infatti, progressivamente e radicalmente ha trasformato la fisionomia della democrazia italiana, decretando il trionfo di nuove oligarchie; la democrazia ha assunto il carattere di sistema e di ideologia al servizio del marcato, per giunta dominato da un ristretto gruppo di potentati economici.


In pratica la post democrazia, come superamento della liberal-democrazia, nel quale opera una pluralità di poteri e nel quale i governati non esercitano più il potere ultimo sui governanti e i governi sono ridotti al ruolo di amministratori locali del potere delle oligarchie, un sistema nel quale fa il suo ingresso il mero «consumatore della politica», nel quale i partiti assistono all’indebolimento delle proprie strutture, la militanza al suo interno perde il carattere organizzato permanente e diviene occasionale, il rapporto tra dirigenti e base diventa plebiscitario, la discussione politica si trasferisce nei giornali e nelle televisioni.


Al cittadino politicamente attivo, dunque, la cerchia che progressivamente si restringe rifugiandosi nell’astensionismo, data la sua fisionomia di cittadino consumatore, non rimane che il mercato della politica, con il voto, come efficacemente descrive Salvadori, la scelta fra schieramenti, l’atteggiamento di fronte ai programmi (nelle rare volte in cui questi vengono prospettati) che si esprime solo nel dire «mi piace» o «non mi piace», «compro» o «non compro».


L’individuo consapevole dei propri diritti, capace di comprendere l’ordine del giorno della politica per potervi partecipare, per dare un voto autonomamente deciso, è ormai una specie in estinzione, i grandi partiti sono ormai in stato agonico.


La progressiva personalizzazione della politica, quando non la feudalizzazione dei partiti, lascia libero spazio al leaderismo plebiscitario: la figura del leader, nella specie Sindaco o il Presidente, libero da condizionamenti originariamente previsti, si appropria della totale libertà e autonomia nelle decisioni, anche quelle che sovente investono i destini di persone: abbandonandosi in non pochi casi al più aberrante trasformismo.


«Mi consulterò con me stesso» ha tuonato qualche giorno fa un Governatore regionale alle prese con la ricomposizione di una Giunta regionale autonomamente dimissionata qualche giorno prima, nel vano tentativo, anch’esso deciso con se stesso (!), di snaturare l’originaria fisionomia politica della coalizione.


Mentre prima i partiti, guidati anche da leader forti, orientavano e dominavano la scena pubblica, oggi, non solo in Italia, partiti sempre più personalizzati sembrano seguire il sistema americano per cui addirittura portano il nome dei loro leader, i quali creano a loro utilità liste o partiti, coalizioni o giunte che fra gli scopi primari hanno quelli di assecondare innanzitutto i loro interessi (non necessariamente solo economici).


Capita così che un ri-candidato sindaco, anche segretario regionale di un grande partito di sinistra, sia giunto a presentare una lista civica che portava il suo nome e che (non solo potenzialmente) si poneva in competizione con la lista del suo stesso partito.


E che presidenti o sindaci sciolgano coalizioni, immaginino altre alleanze, avviano esperimenti che chiamano «laboratori» per nuove formule, che pur essendo per loro natura frutto del lavoro collettivo, si affidano invece alla fantasia (se non più spesso alle convenienze personali e individuali ) di questo o quel leader.


Con ciò seppellendo l’insegnamento di Norberto Bobbio richiamato da Salvadori secondo il quale «un partito personale è una anomalia, una contraddizione in termini […] perché il partito per definizione è un’associazione di individui che stanno assieme per raggiungere uno scopo comune».


Al Sindaco ad elezione diretta, dunque, immaginato dalla cultura riformista e liberaldemocratica come istituto che affidava i suoi poteri e la sua azione all’equilibrio tra partiti e assemblea elettiva ma sempre al popolo sovrano, sia pure attraverso due distinti ma convergenti diversi modi di manifestazione del consenso, si contrappone oggi, nella post democrazia, una figura che libera dai vincoli propri della democrazia che decide con la partecipazione, s’identifica con l’ «uomo solo al comando» che decide in perfetta solitudine, al massimo con i suoi intimi, non solo delle cose dell’amministrazione ma anche delle vicende politiche, attesa la ormai sempre più frequente identificazione dei ruoli, politici e di governo.


Avventurasi negli esempi è davvero un fuor d’opera: dalle città del Nord, ma anche da Napoli, Bari, Reggio Calabria, Palermo con l’effetto che nei luoghi dove storicamente la democrazia è più debole e le spinte esterne alla pubblica amministrazione (non sempre nella legalità) più forti e incidenti, i disastri sono più che annunciati, gli effetti catastrofici.


Il tema dunque della governance locale, ben più vasto della sua ingegneria, è non meno importante di altri, e le forze del moderno riformismo debbono porlo all’agenda della politica.


Si tratta certamente di sfoltire la giungla delle istituzioni intermedie tra Comune e Regione (più che di soppressione delle Province), di ridurre il ceto politico amministrativo locale, di contenere e moralizzare i trattamenti anche retributivi, di assicurare efficienza ed efficacia alla governance locale attraverso la riqualificazione dei dipendenti: ma se non si sciolgono alcuni nodi sistemici, che attengono all’essenza della democrazia ogni altro tentativo è destinato all’insuccesso.


Non si tratta di voglia di ritorno ad un impossibile passato, tanto meno di rinnegare l’aspirazione a un più stretto rapporto tra elettore ed eletto: ma di trovare i mezzi, con il progressivo mutare dei sistemi, per applicare il bilanciamento dei poteri, un principio della cultura istituzionale classica (Russeau), e cioè che «il potere frena il potere», sul quale poggia ogni sistema democratico: ad es. la rivalutazione di un incisivo potere di decisione delle Assemblee elettive, i cui componenti, del resto, non diversamente dai primi, sono eletti dai cittadini e di procedere finalmente alla regolamentazione dei partiti prevista dalla Costituzione.


E, dunque, che anche il potere del capo di ogni amministrazione o di governo deve essere bilanciato o frenato da contropoteri che riducano al minimo ogni possibilità che quello è stato concepito come potere democratico si sottragga al solo rischio di essere applicato come arbitrio.


Infine, decidendo di rivalutare la democrazia anche attraverso la rivalutazione dei partiti, decidendo finalmente di applicare l’articolo 49 della Costituzione lungimirante nel prevederne la regolamentazione tradita nella sua voluta inapplicazione.

Appello all'unità di tutte le forze di centrosinistra dal partito socialista.

La segreteria regionale del Partito Socialista, con il gruppo dei consiglieri regionali, pur consapevole della delicatezza degli scenari politici, nazionale e regionale, esprime apprezzamento per la tempestività con la quale il presidente Vendola ha concluso la crisi del governo regionale all’insegna sostanzialmente di un più ampio dialogo tra forze politiche, anche al di là dei confini dell’attuale coalizione e fuori da ogni collegabilità con la mai venuta meno questione morale, confermando il positivo risultato dell’operato dell’esecutivo regionale.Il partito socialista, fa appello al senso di responsabilità di tutte le componenti per il recupero dello spirito di coalizione per affrontare lo scorcio della legislatura e per completare il lavoro positivamente svolto, nella certezza che prima della chiusura estiva le forze del centro sinistra si ritroveranno assieme per un approfondito esame delle proposte in vista del progetto per le elezioni regionali del 2010 .

La Segreteria Regionale, con i Segretari provinciali, del PARTITO SOCIALISTA DI PUGLIA.

Esprime forte preoccupazione per la caduta dei valori morali e dell’ethos pubblico che investe il Paese e che dal centro rischia di contagiare le periferie, a cominciare dalla Puglia, segnalando che in ogni caso l’esercizio della pubblica funzione riduce di gran lunga lo spazio privato del pubblico amministratore;
confida che, anche per l’intervento deciso e risolutore del Presidente della Regione Nichi Vendola, cui rinnova fiducia, i segnali di fumo che s’addensano sulla Giunta regionale possano presto diradarsi, senza lasciare traccia;
manifesta sul piano politico un giudizio positivo sul risultato elettorale di Sinistra e Libertà, alleanza cui i socialisti hanno dato un contributo determinante
a) sia per le elezioni europee, come testimonia il risultato del compagno Marco di Lello e se è vero che nelle località a con forte e tradizionale radicamento socialista la lista ha conseguito risultati molto lusinghieri;
b) sia per le elezioni amministrative, giacchè con l’elezione di Sindaci, consiglieri provinciali e comunali i socialisti riconfermano la loro presenza sull’intero territorio regionale, a garanzia del buon governo delle amministrazioni locali;
considera Sinistra e Libertà un’esperienza importante per il processo di ristrutturazione dell’intera Sinistra e per la costruzione di una Sinistra riformista che in una rinnovata alleanza, superata ogni tentazione di autosufficienza che tuttora genera sconfitte, sia in grado di porsi come opposizione anche propositiva nei confronti del Governo Berlusconi, anche per il radicale miglioramento dei recenti provvedimenti del Governo a sostegno della crisi;
ritiene, mentre avanza il processo di ristrutturazione della sinistra - all’interno del quale va molto attentamente osservato il Congresso del PD - che a partire dalla Puglia, tra le componenti che hanno dato vita a Sinistra e Libertà, si debba procedere subito ad una «Federazione» che porti l’impronta inequivoca di una sinistra, riformista e di governo, nella quale possano avviare un lavoro di ricerca e di approfondimento di idee nuove energie giovanili e intellettuali, anche attraverso istituzioni culturali già operanti con successo, sopratutto in vista delle elezioni regionali del 2010 ed intorno a temi essenziali per la Puglia quali:
a) Democrazia: le libertà e i diritti,
b) Lavoro, gli ammortizzatori sociali e la lotta al precariato,
c) Rinnovamento dell’apparato produttivo,
d) Ruolo delle Istituzioni locali (Province e Comuni) in particolare per una moderna e rinnovata politica ambientale,
e) Mezzogiorno, la cui “questione” deve conservare dimensione “nazionale”, pur tenendo conto dell’apporto delle formazioni e delle aspirazioni regionali,
f) Rinnovamento della politica, attraverso Partiti che tengano nel debito conto le specificità regionali ma rifuggano dalla prassi della delega territoriale che in qualche caso diviene personalizzazione feudalizzata;
s’impegna:
a) ad organizzare in tempi brevi un Seminario di aggiornamento teorico sui connotati del Socialismo per i prossimi anni;
b) ad un ampio coinvolgimento nel dibattito delle strutture di partito, Sezioni e Federazioni, sicchè le decisioni degli organismi regionali e nazionali corrispondano al pensiero dei militanti socialisti.

Bari 29 giugno ’09

La segreteria regionale
del Partito socialista di Puglia

Federazione PS Bari :Esecutivo Provinciale .

La Segreteria Provinciale della Federazione del Partito Socialista di Bari
convoca
l'Esecutivo Provinciale allargato ai Segretari di sezione della provincia ed ai candidati socialisti della lista SINISTRA per la Provincia
per
il giorno , mercoledì , 1 Luglio , 2009
alle ore 17, 00
presso Federazione Provinciale
in via Devito Francesco , 10
BARI

Seminario nazionale di Sinistra e Libertà.

Alle candidate e ai Candidati alle elezioni Europee,
Ai sottoscrittori della lista di Sinistra e Libertà,
Ai consiglieri regionali, provinciali e dei comuni capoluogo,
Alle segreterie politiche dei movimenti e dei partiti di Sinistra e Libertà.
Care, cari, avvertiamo l’esigenza di compiere una attenta analisi del voto europeo ed amministrativo appena svolto e di aprire una comune ed utile riflessione sulla prospettiva politica che ora si apre. Sin dal primo momento è risultata a noi evidente la potenzialità di un esito che, pur tenendoci al di sotto del quorum previsto dalla nuova legge, ha messo tuttavia in risalto l’esistenza di uno spazio politico reale, insieme alla domanda che avvertiamo forte di non disperdere ora quest’esperienza ma di dare ad essa una base politica ed organizzativa per le sfide che abbiamo dinanzi. E’ una discussione impegnativa, quella che ora ci attende, che non può rinchiudersi dentro ristretti gruppi dirigenti. Per questo riteniamo che il modo più produttivo sia quello di compierla insieme a quanti – candidati, testimoni, eletti nelle amministrazioni locali – sono stati con il loro impegno protagonisti diretti della nostra campagna elettorale. Proponiamo a questa platea rappresentativa di riunirsi per un’intera giornata venerdì 3 luglio, dalle ore 10 alle ore 18 a Roma, presso l’Hotel Quirinale di via Nazionale n. 7, per compiere un esame del voto, riflettere sulle prospettive della nostra esperienza, indicare alcuni primi obiettivi di lavoro. Ricominciamo dal Tre, questo il titolo emblematico dell’appuntamento. Sarà quella anche l’occasione per fornire un contributo di merito alle numerose realtà territoriali che in questi giorni ci sollecitano nel proseguire un’esperienza che ha visto dovunque la partecipazione di donne e di uomini che guardano con ragionevole speranza alla costruzione di Sinistra e Libertà.Per questo siamo fiduciosi che ognuno di voi voglia accogliere questo nostro invito e considerarlo come l’inizio, dopo il voto, di un comune cammino.Nei prossimi giorni vi faremo avere un documento che sarà alla base della nostra discussione del 3 luglio.

Un caro saluto,

Claudio Fava
Grazia Francescato
Umberto Guidoni
Riccardo Nencini
Nichi Vendola.
Roma, lunedì 22 giugno 2009.


Il seminario si svolgerà dalle ore 10.30 alle 17.30 presso l'Hotel Quirinale, in via Nazionale 7 (Roma). I lavori del seminario sono da considerare preparatori alla prima assemblea nazionale di Sinistra e Libertà che si è deciso di tenere in settembre. Per informazioni, manda un'email a iniziative@sxmail.it

Dichiarazione Onofrio Introna su Iran.


“E’ inammissibile che nel mondo di oggi, i giovani iraniani continuino a morire per amore. Perché, lottare per una società più libera e progressista significa amare profondamente la propria terra. Non si può fermare il progresso, non si può continuare a pensare che una nazione debba rimanere uguale a se stessa. Sempre. Non è possibile e non si deve. Lo hanno compreso i giovani iraniani, lo ha compreso Neda, iraniana e donna, vittima ed al tempo stesso emblema, bandiera di una società che tenta a denti stretti di cambiare. Lo so, potrebbe, come dice qualcuno, non essere affar nostro. Ma non ne sono convinto. Come uomo e come Socialista non riesco a rimanere indifferente di fronte ai tanti giovani studenti che restano a terra, morti o feriti. Perché, a mio parere, non importa da quale nazione provengano, i giovani non devono essere lasciati soli nella loro sacrosanta scalata al progresso. Sono il futuro del mondo e, dunque, una risorsa per tutti”.

Onofrio Introna
Assessore OO.PP. Regione Puglia
Segreteria Nazionale Partito Socialista

Introna e Pepe rimasti “prigionieri” all'aeroporto di Bari


“Non è ammissibile ed accettabile attendere quasi due ore in aeroporto in attesa di un aereo che non arriva”: lo dichiarano il presidente del Consiglio regionale della Puglia, Pietro Pepe, e l’assessore ai Lavori Pubblici, Onofrio Introna, che questa mattina sono rimasti “prigionieri” all’aeroporto di Bari, in attesa di prendere il volo Air One AP 4113 per Roma. Il presidente Pepe era diretto a Torino per un convegno, e l’assessore Introna a Roma per un importante incontro al ministero. L’orario di partenza era fissato alle 10,50, ma poi ci sono stati due ulteriori slittamenti: prima alle 12 e poi alle 12,20.“Riteniamo – affermano Pepe e Introna – del tutto ingiustificabile sia il ritardo sia l’assenza di comunicazioni precise con i cittadini, che sono restati in attesa di notizie per quasi due ore. Così molti hanno perso la coincidenza con altre destinazioni, subendo danni e disagi facilmente comprensibili. Ringraziamo per assistenza e la solidarietà la società Aeroporti di Puglia. Invece riteniamo che la Compagnia di bandiera, che tanti soldi è costata agli italiani, debba chiarire il suo ruolo ponendo il rispetto dei cittadini al centro della propria missione”.
Ufficio Stampa -Consiglio Regionale Puglia-

Bari resta con Emiliano.



Michele Emiliano sarà per altri cinque anni il sindaco di Bari e dei baresi. Un risultato nettissimo, inequivocabile: per lui centomila voti, per l’esatte zza 100.021, per una percentuale ad un soffio dal 60 per cento (59,8), contro il 40,19 per cento del suo avversario, scelto «solamente » da 67.217 elettori, i due terzi del rivale. Uno scarto di trentatremila voti, una marea in una sfida che doveva essere testa a testa. Per Simeone Di Cagno Abbrescia anche il pesante scotto dell’effetto «cavallo di ritorno», lo stesso che fulminò Francesco Rutelli a Roma e Orlando a Paler mo. Il numero che balza evidente agli occhi, rispetto al primo turno, è quello della sostanziale conferma delle preferenze per Emiliano, nonostante un 14 per cento in meno di votanti, mentre alla conta delle preferenze del suo rivale ne mancano addirittura 25mila, un numero davvero sorprendente (erano su per giù 92mila, scendono a 67mila).
da Gazzetta d. Mezzogiorno

REFERENDUM DEL 21 GIUGNO:GIU' LE MANI DALLA DEMOCRAZIA.



ASTENIAMOCI

Invitiamo gli elettori a non andare a votare al referendum di domenica prossima perché regalerebbe agli italiani una legge elettorale peggiore della legge Acerbo».Riteniamo inoltre assurdo pretendere che i cittadini possano decidere di materie così delicate eliminando dei pezzi di legge, anziché affidarsi al percorso parlamentare come la Costituzione vorrebbe. La prossimità della scadenza referendaria dovrebbe anche suscitare una riflessione sull'utilizzo stesso dei referendum su materie elettorali: una pratica consolidata dall'inizio degli anni '90 sull'onda dell'antipolitica, ma che ha prodotto più pastrocchi che benefici e che adesso rischia di consegnare la maggioranza assoluta del Parlamento ad un partito a cui gli elettori non l'hanno concessa».
Riccardo Nencini